Il terremoto fiorentino del 24 marzo 1959: un precedente storico nella stessa zona degli eventi sismici del 3 maggio 2022

fonte: INGV

La sequenza sismica che dal 3 maggio 2022 sta interessando il Chianti fiorentino e la stessa città di Firenze ha riacceso i riflettori sul rischio terremoto in una città d’arte fragile come il capoluogo toscano. L’area collinare chiantigiana posta immediatamente a sud di Firenze, tra la Val di Greve e la Val di Pesa, è da tempo ben nota ai sismologi per la sua sismicità medio-bassa, come anche ricordato nell’approfondimento che abbiamo dedicato qui sul blog all’evento del 3 maggio scorso. Oltre al famoso “grande terremoto” di Firenze del 18 maggio 1895 e alla sequenza avvenuta tra il 2014 e il 2015 con epicentri pochi chilometri più a sud, la zona è stata colpita anche da un evento significativo nel marzo del 1959, del quale però non sembrano esserci grandi tracce nella memoria delle comunità che abitano in quell’area.

L’evento principale avvenne nella tarda mattinata di martedì 24 marzo 1959, alle ore 11:24, e fu avvertito fortemente a Firenze e in tutta l’area collinare del Chianti. In città e in diversi comuni del circondario, come Greve in Chianti, San Casciano in Val di Pesa, Impruneta, Bagno a Ripoli, Pontassieve, Rignano sull’Arno, Mercatale, fu il panico: la popolazione si riversò nelle strade e nelle piazze, la vita quotidiana si fermò. La scossa venne avvertita sensibilmente anche in città e centri più distanti, come Prato, Pistoia, Siena, nel Valdarno superiore (Montevarchi, San Giovanni e Figline Valdarno), Arezzo, e su verso nord fino al Mugello, da Barberino a Borgo San Lorenzo e a Dicomano.

I direttori degli osservatori meteo-sismologici in attività in quegli anni nell’area, lo Ximeniano di Firenze gestito dai padri Scolopi e quello dei Padri Cappuccini di Poggio al Vento a Siena, fecero a gara a rilasciare alla stampa comunicati con pareri scientifici e dati strumentali. Sui quotidiani fiorentini del 25 marzo compaiono le seguenti dichiarazioni di Padre Coppedè, direttore dell’Osservatorio Ximeniano:

In diciotto anni, da quando cioè dirigo l’osservatorio, non avevo mai registrato un terremoto così violento. Data la forte intensità del movimento, tutti i pennini sono saltati al primo impeto ed è perciò quasi impossibile fare un’analisi” [Giornale del Mattino, 1959.03.25]; “Tutti gli strumenti dell’Osservatorio Ximeniano hanno registrato stamani alle 11,24’14” una violenta scossa di terremoto di origine molto vicina. […]. Si può peraltro dedurre che l’epicentro deve trovarsi ad una ventina di chilometri di distanza da Firenze, in direzione sud-ovest, verso San Casciano” [La Nazione 1959.03.25].

Il titolo sul Corriere della Sera nell’edizione del 25 marzo 1959 (Archivio Corriere della Sera)
L’articolo nelle pagine di cronaca fiorentina del quotidiano L’Avvenire d’Italia (stampato a Bologna), nell’edizione pubblicata il 25 marzo 1959 (Archivio Generale Arcivescovile di Bologna).

Le corrispondenze giornalistiche, inizialmente concentrate prevalentemente sugli effetti a Firenze, in diversi casi tendono a riportare notizie ai limiti dell’aneddotico e della curiosità ‘folkloristica’: ad esempio, al Mercato Centrale di Firenze le

“vitelle squartate appese nei negozi di macelleria hanno dondolato in maniera allarmante, mentre la lamiera del tetto emetteva un sordo rumore”,

ma anche lo spavento dei detenuti nel carcere cittadino delle Murate che

sono esplosi in un lungo urlìo che è seguitato finché non si è deciso di farli uscire dalle celle e di condurli nel cortile, al riparo da eventuali crolli”, [La Nazione 1959.03.25].

E poi la notizia dei “drammatici momenti” vissuti da alcuni operai dell’Opera del Duomo, sorpresi dalla scossa sulla Cupola del Brunelleschi, e da cinque turisti inglesi che erano sul Campanile di Giotto, che scesi in tutta fretta affermarono

la città oscillava paurosamente sotto di noi!” [Giornale del Mattino, 1959.03.25].

Tutti elementi, questi, che attestano che a Firenze una scossa così forte non veniva avvertita dai tempi dei disastrosi terremoti del 29 giugno 1919 in Mugello e del 7 settembre 1920 in Garfagnana e Lunigiana, avvertiti nel capoluogo con intensità rispettivamente di VI e V grado MCS (Mercalli-Cancani-Sieberg) [Rovida et al., 2022].

Se lo spavento fu grande e comportò l’evacuazione di scuole e uffici, l’interruzione di tutte le attività cittadine e anche qualche piccolo incidente e ferimento nella fuga precipitosa in strada, a Firenze tuttavia i danni alle cose furono irrilevanti: caduta di oggetti e bottiglie dagli scaffali di abitazioni e negozi, distacco di alcuni calcinacci e pezzi di intonaco e, in casi sporadici, qualche crepa nei muri e caduta di qualche tegola e comignolo, per lo più in “vecchie abitazioni”. In Palazzo Vecchio si staccarono e caddero a terra alcuni piccoli frammenti degli splendidi affreschi della Sala di Giovanni dalle Bande Nere.

Gli effetti di danneggiamento più significativi invece si verificarono nella porzione di Chianti fiorentino compresa tra i comuni di San Casciano in Val di Pesa, Impruneta e Greve in Chianti, circa 10-13 km a sud del capoluogo, vale a dire la stessa identica zona dove ricadono gli epicentri delle scosse di questi giorni scorsi:

la zona di San Casciano Val di Pesa, dalla periferia nord del centro urbano al Ponte sugli Scopeti […] ha subito notevoli danni” valutati “in cinquanta milioni di lire”, consistenti in “case lesionate, crepe, comignoli abbattuti, caduta di intonaci e frattura di architravi” [La Nazione, 1959.03.28].

Diverse informazioni utili sono contenute anche nelle cosiddette “cartoline sismiche” (o macrosismiche), questionari che venivano inviati ai comuni e a una rete di corrispondenti e che servivano per raccogliere informazioni sugli effetti macrosismici delle scosse che si verificavano sul territorio nazionale. Sostanzialmente queste rappresentano qualcosa di analogo ai questionari macrosismici online che oggi vengono raccolti tramite la rete dalle odierne istituzioni sismologiche (ad esempio il sito hsit.it dell’INGV).

La “cartolina macrosismica” inviata dal comune di Impruneta all’Ufficio Centrale di Meteorologia e di Ecologia Agraria di Roma una decina di giorni dopo la scossa principale [AMINGV, 1959]

All’Impruneta la scossa, fortissima, fu avvertita da tutti sia al chiuso che all’aperto, e causò grande panico e lesioni leggere in molte case (grado VI MCS). Alcuni danni lievi furono rilevati anche a Bagno a Ripoli (V-VI MCS).

Il terremoto del 1959 è presente nell’attuale versione del Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15) anche se i dati sono ancora basati su uno studio ormai vecchio di 30 anni [Archivio Macrosismico GNDT, 1995]. Per questa ragione questo evento, insieme ad altri terremoti “minori” del ‘900, è stato oggetto di una recentissima revisione [Bernardini et al., 2022] i cui risultati saranno prossimamente pubblicati e sui quali sono basate le informazioni riportate in questo post.

Quello che colpisce dell’evento del 1959 è che sembra sparito dalla memoria collettiva. E’ vero che dopo pochi anni la città è stata colpita dall’alluvione dell’Arno (4 novembre 1966) che ha avuto un impatto a livello mondiale, ma molte persone interrogate sul terremoto del 1959 che provocò, come visto, un discreto panico e che erano presenti sul posto non ne hanno alcun ricordo.

A cura di Filippo Bernardini (INGV-BO)

Bibliografia

AMINGV [Archivio Macrosismico INGV] (1959). Cartoline macrosismiche sul terremoto del 24 marzo 1959, Roma, pp.n.n.

Archivio Macrosismico GNDT, (1995). Studi preliminari di terremoti attraverso i repertori sismologici. Archivio macrosismico del GNDT, Milano.

Bernardini F., R. Camassi, V. Castelli, C. Caracciolo, E. Ercolani (2022). Materiali per un catalogo dei terremoti italiani. Sismicità minore del Novecento: alcuni casi tra gli anni 1949-1971, sottomesso a Quaderni di Geofisica, febbraio 2022

Coccia F., (1982). Attività sismica in Toscana durante il cinquantennio 1930-1980. Edizioni Del Palazzo, Prato, 364 pp.

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P., Antonucci A., (2022). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/CPTI/CPTI15.4

Rovida A., Locati M., Antonucci A., Camassi R. (a cura di), (2017). Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/asmi

Facebook
Twitter
Telegram
WhatsApp
LinkedIn
Email

Articoli

How Are Disasters Defined?

What is a disaster? No one really knows. This conclusion emerges despite decades of contemporary disaster science following centuries of people aiming to explain how and why disasters happen. Commonly invoked explanations are deities and nature, as in “Act of God” and “natural disaster.”

Leggi ancora »